Frammenti..
“Mi chiamo Massimo… vivo di ciò che gli altri ignorano di me”, scrive Massimo. Non posso che immaginarlo a scrivere queste parole con una penna stilografica e inchiostro color seppia, anche se le ha scritte invece alla tastiera di un computer. Ma esistono persone dalle cui dita scivola inchiostro anche mentre battono su dei tasti. Massimo è una di queste. É con lentezza e cura, che ci porta a passeggiare nel suo mondo. Un mondo lento, che cerca di mantenersi intatto di fronte alla frenesia. Un mondo fatto di cose di un tempo, di vento e salsedine e lana. Sembra ruvido, questo mondo, eppure è fragile. Sembra disincantato. E invece è coraggioso e ostinato. Sembra rassegnato. E invece è fatto di resistenza. Purissima. Facile confondere il ritiro consapevole per sconfitta. Spesso anche colui che lo pratica lo vive come tale.
E sbaglia. Perché il ritiro è non sconfitta ma difesa. È anzi l’atto di guerra più estremo. É la scelta di chi sceglie di non farsi contaminare da ciò che crede non gli appartenga. Questo sono i pensieri di Massimo. Scritti con penna assieme dura e morbida. Sono il grido e il sussurro di chi chiude la porta del proprio giardino, decidendo di non voler veder crescere al suo interno delle erbe che non sono sue. Sconfitto è chi il giardino ha smesso di curarlo, non chi ha chiuso il suo cancello per non veder germogliare semi sgraditi. Ed ecco che la penna di Massimo ci insegna questo. Ci racconta l’anima di un uomo che trova conforto in mondi passati e in gesti che lui chiama “bianchi”. Ci racconta di come ha scelto di salvarsi. “Il mondo ha perso il desiderio di scattare una vera fotografia”. Scrive Massimo. Quella foto, però, per noi, l’ha scattata lui. In seppia. Un po’ sciupata. Come una foto a lungo guardata e a lungo accarezzata. Ma l’ha scattata lui.
Anna Bonacina 29 luglio 2021

grazie a gian paolo serino per le sue parole…

