un vecchio computer carico di ricordi…
contiene immagini, testi, messaggi di posta elettronica e, soprattutto, contiene la mia musica. ringrazio daniele mattioli, un fantasma del passato che tanti anni fa mi fece conoscere ambiti musicali che oggi scandiscono la mia quotidianità e leniscono la mia ormai cronica solitudine. ogni giorno. in questo mare di ricordi contenuti in una scatola di alluminio, cerco disperatamente una immagine, un brano musicale, un frammento di quella che fu la mia vita. vengo rimproverato spesso per questo. mi si dice che la vita è fatta di presente e futuro. il mio presente è determinato da una donna che ha scelto di restarmi accanto pagando troppe conseguenze e dai miei ricordi. dal mio futuro, francamente, non mi aspetto più nulla se non continui abbandoni di persone che porterò per sempre con me nel cuore senza aver compreso la loro scelta di distacco. non mi abituerò mai agli abbandoni. cicatrici che ricoprono iI mio cuore di. cerco di dispensare affetto ottenendo il risultato opposto. in passato non mancarono promesse di vicinanza e di affetto. adesso non credo più in nessuno e cerco di fare il possibile per vivere la condanna di una solitudine evidentemente meritata. la mia schifosa vita non finirà mai di sorprendermi. ricordo la risposta che henri antoine grouès, detto abbé pierre, diede alla domanda su quale sia la maggiore offesa per un essere umano: la risposta fu chiara: “la sensazione di essere di troppo, il piacere meschino di non farlo sentire al proprio posto”.
“foglie”
quanti se ne sono andati…
quanti.
che cosa resta nemmeno il soffio.
nemmeno il graffio di rancore o il morso della presenza.
tutti se ne sono andati senza lasciare traccia.
come non lascia traccia il vento sul marmo dove passa.
come non lascia orma l’ombra sul marciapiede.
tutti scomparsi in un polverio confuso d’occhi.
un brusio di voci afone, quasi di foglie controfiato dietro i vetri.
foglie, che solo il cuore vede e cui la mente non crede.
– giorgio caproni –

