13 ottobre 2024…riflessioni

la mia morte interiore ha avuto inizio nel 2008. tentai ogni tipo di cura senza successo. l’ospedale di udine fu il punto più basso di un percorso terapeutico disperato. nel 2009 decisi che era venuto il momento di uscire di scena…senza riuscirci. seguirono altri tentativi. il pensiero è sempre presente…dal 2009 sono seguito da una struttura pubblica che si occupa di disagio mentale. affrontai questo percorso in piena solitudine. mio padre trascorse qualche ora nella struttura. non torno più. mia madre non mi accompagnò mai. nessun altro mi fu accanto. fu per mia volontà. la struttura è un inferno in terra che desiderai evitare di condividere. ebbi la fortuna di incontrare sul mio cammino una dottoressa che fu in grado di disintossicarmi parzialmente dai farmaci che erano stati sperimentati per permettermi una vita decente. avevo una vita sociale e qualche amico. uscivo di casa conducendo con grande sofferenza una vita apparentemente normale. gli amici se ne andarono da udine uno alla volta. raffaele passò a miglior vita. giulio ha lascato questo luogo grigio da anni per inseguire il suo sogno oltre manica, a londra. dal 2009 al 2024. tanti anni di sofferenza. troppi. la mia vita sociale è peggiorata ulteriormente. non ho un amico qui a udine. non esco di casa se non per necessità inderogabili o doveri lavorativi. ho scarsi rapporti con la mia famiglia. non ho rapporti con i miei parenti. ho un rapporto problematico con la famiglia acquisita sposandomi, rapporti che percepisco sulla via di un definitivo deterioramento. vivo nell’ansia e nel terrore. mi fa compagnia un vecchio computer funzionante per miracolo, carico di musica, immagini e ricordi. non so se tutto questo avrà mai fine. la vita è prepotente e vuole che tutto abbia un fine, anche il dolore. spero che un giorno questo avvenga. menù del pranzo domenicale: pane e solitudine…buon appetito a tutti!

la rassegnazione è il pane di chi è caduto troppe volte e si è dimenticato il sapore del cielo. (taras mithrandir)

li riconosci subito, quelli che hanno avuto un dolore. un dolore vero, grande, qualcosa che segna un prima e un dopo. qualcosa che ti ha portato a un centimetro dalla morte. ma poi non sei morto. qualcosa che un secondo prima eri bambino e uno dopo ti sei svegliato già grande. qualcosa che, anche se passano gli anni, non se ne va e si mostra ogni tanto nei dettagli, in certi sguardi, nella grafia, piccolino ma c’è, è lì e parla con te. li riconosci subito quelli che hanno avuto un vero dolore, chi ha sofferto davvero è diverso perché è disarmato, esce senza la pistola, chiede scusa, cammina in punta di piedi. no, il vero tratto distintivo di chi ha sofferto per davvero è che in fondo è gentile. c’è come un velo di clemenza sopra tutti i gesti. chi ha sofferto davvero non infierisce mai, non calpesta, sta attento a tutto, osserva. se può evita di ferire, se non può, preferisce ferire sé stesso.  è incredibile come il dolore dell’anima non venga capito. se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine. se hai il cuore a pezzi e sei così disperato che non ti riesce aprir bocca, invece, non se ne accorgono neanche. eppure il dolore dell’anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare

grafica di lara michelotti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *