12 dicembre 2024…leoni da tastiera

si tratta di un commento all’articolo “08 dicembre 2024…seconda domenica dell’avvento”. esempio emblematico della cattiveria che ci circonda. esempio emblematico della cattiveria che ci circonda, priva della facoltà di influire in modo costruttivo sulle nostre vite.

gentile “sticazzi”. grazie per il suo cordiale e costruttivo commento. sono un paziente del centro di salute mentale di udine nord, non me ne vergogno. i ricordi affiorano, prepotenti.

le racconto una breve storia.

3 aprile 2009, 12:15. centro di salute mentale di udine nord…inizio della terapia dopo il mio primo tentativo di suicidio. ricordo la pioggia. pioveva tanto. ricordo una giornata fredda. fu la prima volta. non fu l’ultima, purtroppo. l’inizio di un percorso terribile vissuto in un luogo apocalittico, intriso di dolore e di storie terribili. l’inizio di un percorso che ho desiderato compiere in completa solitudine, senza coinvolgere direttamente le persone a me care. un luogo, nonostante tutto, pieno di dolcezza, ricco di amore per il prossimo e di desiderio di accettare e amare compagni di viaggio sconosciuti, abitatori di un cubo di cemento grigio con poche e piccole finestre. vigevano poche regole, non scritte. poche regole per iniziare il cammino, chiare. niente domande sulla vita privata, almeno all’inizio. il saluto reciproco, regola ferrea.la solidarietà fatta di cenni, di sguardi, di atti utili e concreti. la solidarietà come unica arma di difesa. la solidarietà come unica opportunità di resistenza. la condivisione di tabacco e caffè con senso eucaristico. ricordo con affetto la disponibilità di della dottoressa paola, ricordo con affetto la fiducia di dario, il suo ottimismo. ricordo una vecchia coperta gialla, sgualcita ma pulita che, anni dopo, seppi essere stata riservata a me e mai usata da altri. ogni giorno rivolgo un pensiero a donne e uomini che, in quel luogo fuori dal tempo, escluso dalle logiche di una società incapace di comprendere e accettare, hanno camminato al mio fianco nel buio più profondo, senza chiedere nulla in cambio, pronti a sorreggermi, senza avere la necessità di conoscere il mio nome. persone in grado di accettarti a priori in quanto essere umano. più lontano fuggo dai miei ricordi, più sono esausto quando mi raggiungono. e mi raggiungono…sempre. la vita è prepotente. vuole che tutto abbia un fine, anche il dolore. spero che un giorno, la vita si ricordi anche del mio.

mi chiamo massimo, massimo plaino…
gentile “sticazzi”, donna o uomo che lei sia, legga con attenzione le prossime righe. lei non ha gli attributi per usare il suo vero nome.
questo la qualifica e qualifica il suo commento. dimostri coraggio mettendoci la faccia…esca dall’anonimato!

il mio approccio prevede la possibilità di essere oggetto di critiche. auspico che il futuro veda la pubblicazione di commenti positivi o negativi ma, soprattutto, civili e rispettosi e, se possibile, al di fuori dell’anonimato. il suo commento si è dimostrato una prova di forza inutile, mirata a colpire una persona sofferente. ha solo dimostrato scarsa sensibilità e stoltezza. ha scritto sotto mentite spoglie. lei non conosce nulla della mia via. lei non ha camminato con le mie scarpe. il disagio mentale è una patologia invalidante, in grado di colpire chiunque in modo inaspettato.

mi conceda di donarle poche righe…

a te che leggi le righe di “gigiballa”, l’orso incatenato che balla e che un tempo fu padrone della propria vita. “gigiballa”, l’orso incatenato che balla e che un tempo fu padrone della propria vita. dico a te! che non conosci la solitudine, quella vera, quella che ti impedisce di coltivare una sola amicizia che non sia virtuale. che non conosci l’abbandono, il rifiuto sociale, l’essere considerato tossico in un mondo che pretende spensieratezza. dico a te! che non conosci un abbraccio negato da chi dovrebbe amarti. che non conosci una giornata senza dire una parola. che non ricevi una chiamata o un messaggio non attinente al lavoro per settimane. che non conosci  la paura di mischiarti alla gente, di camminare per strada, di salire su una macchina, del traffico, di attraversare una strada. che non conosci la paura di salire su una bicicletta. che non conosci il dolore di non potere più leggere dopo essere stato un avido lettore. che non conosci la fatica del compiere ogni gesto, seppur minimo. che non conosci cosa voglia dire avere sempre freddo e dormire con una coperta anche a trenta gradi con il gelo nelle ossa. che non conosci il terrore di uscire di casa. che non conosci la paura del crepuscolo. che non conosci la paura di uscire la sera. che non conosci il terrore di restare in casa da solo. che non conosci il terrore di condividere un pasto in un locale con chi ti ama. che non conosci la paura di entrare in un negozio. dico a te! che non conosci l’orrore di un centro di salute mentale. che non conosci le lacrime dei sofferenti. che non conosci il sapore di farmaci che non vorresti mai assumere ma da cui ormai dipendi con vergogna. che non conosci il desiderio di toglierti la vita pur sapendo in quanti lottino per vivere e quante persone amate se ne siano andate. che non conosci un sonno tormentato e un risveglio impietoso. che non conosci la paura di impazzire. che non conosci l’impossibilità di vivere il presente e l’impossibilità di pianificare un futuro. che non conosci cosa significhi vivere nel passato in un mondo che fluisce e muta continuamente. dico a te! potrei continuare per ore a descrivere le mie paure, i miei incubi, l’ansia che mi corrode. non capiresti e, soprattutto, non tenderesti una mano per lenire questo inspiegabile dolore che mi sovrasta. non capiresti cosa significhi realmente vivere in un forte stato di depressione. meglio ignorare. meglio evitare “gigiballa”, l’orso incatenato che balla e che un tempo fu padrone della propria vita. benvenuto nel mio inferno quotidiano!

gentile “sticazzi”, donna o uomo che lei sia…le auguro una vita serena e colgo l’occasione per augurarle di trascorrere le imminenti festività natalizie circondato da amore e amicizia.

io trascorrerò le festività in completa e inevitabile solitudine, come da tanti anni a questa parte…

2 commenti

  1. Caro Massimo, disprezzo questo tipo di persone che parlano e giudicano senza conoscere quello di cui parlano, per lo più nascosti dietro pseudonimi che li qualificano.
    Però, questa, è riuscita a farmi ritrovare il Massimo che conoscevo, quello delle partite in panchina, che tanto ammiravo e studiavo per carpirne i segreti .
    Grintoso, attaccante e splendido scrittore… Bisognerebbe che questo fenomeno da tastiera ti stimolasse più spesso. Mi fa stare meglio vederti così.
    A te, magari, farà male, ma ti fa vedere come sei dentro, quel Massimo che la malattia copre e nasconde, quel Massimo che tanti amavamo.

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