27 ottobre 2019
ieri ho capito molte cose.
come sempre la maestra è stata alessia. nel corso della nostra vita di coppia avrei dovuto ascoltarla di più. mi ha sempre consigliato nel migliore dei modi. raramente ho avuto l’umiltà di seguire le sue intuizioni. il copione del mio sabato è sempre lo stesso. i miei fine settimana sono terribili. l’angoscia ha inizio all’imbrunire del venerdì. il sabato mattina mi alzo presto, prima di alessia. raramente mi concedo la colazione. Il mio stomaco é chiuso…non accetta cibo. faccio fatica a pranzare. riesco a cenare volentieri. preparo la colazione per la mia compagna di vita. nel corso del tempo ho perso l’abitudine di inviare saluti virtuali nella speranza di ricevere un invito per un caffè, per una gita, per una visita a casa. ho perso la speranza rispetto all’apparizione una mano tesa in grado di capire, di aiutarmi. le persone che conosco sono molto impegnate o, semplicemente e a ragione, non desiderano trascorrere del tempo con me. con il passare del tempo, questa consapevolezza si è consolidata. la mia reazione è stata quella di limitare al minimo necessario i rapporti interpersonali e di mantenere i rapporti con alessia e poche persone. non desidero più invadere le vite degli altri. ho deciso di non aspettarmi nulla. da nessuno. ho sbagliato tanto, lo so. posso però affermare quanto negli anni mi sia prodigato per tante persone senza secondi fini. l’ho fatto ritenendo giusto farlo, non per raccogliere gratitudine. ribadisco, comprendo le ragioni di chi non desideri trascorrere quel poco tempo libero che la vita ci concede con una persona in depressione. i miei fine settimana sono fatti di nostalgia, ricordi, solitudine e tanta musica. trascorro il sabato e la domenica in casa. una volta trascorrevo il tempo sulla nostra bella terrazza, arricchita da tante piante e fiori. un trionfo della natura curato con passione da chi amo. da anni non frequento più la nostra bella terrazza. l’esterno mi intimorisce. ci provo, resisto qualche minuto e rientro in casa in preda al panico. ieri è stato diverso. ieri ho accettato l’idea di alessia di recarci in austria, a villacco, per cambiare aria, fare la spesa e il pieno di carburante. tre inviti per condividere l’uscita fuori porta. tre rifiuti. è stata l’ultima volta che ho esteso un invito. le persone pianificano la quotidianità. pianificano anche i fine settimana. che mi piaccia o no, l’8 novembre compirò cinquattotto anni. i miei coetanei conducono vite completamente diverse dalla mia. io vivo fuori dal tempo, fuori dalla cosiddetta normalità. vivo nel mio passato. un passato gigantesco, pieno di esperienze vissute. un passato troppo pesante da gestire. un passato ingombrante che non concede spazio al presente. un passato che innesca sistematicamente il rimpianto. una giornata assolata. strada deserta. alessia, colma di entusiasmo per la nostra uscita, mi parla della natura circostante, dei colori dell’autunno, della bellezza delle montagne. è lieta di avermi “stanato”. ascolto le sue parole che mi inteneriscono. il mio è un mondo in bianco e nero, in bianco e nero come le mie fotografie. la natura mi intimorisce, più della città. la depressione incide anche sulla motricità di un individuo. lo sapevate? la paura paralizza le gambe e anche il minimo sforzo diviene una impresa. raggiungiamo villacco. dal 2008 al 2018, ho trascorso ogni anno dieci giorni in questa località tutto sommato triste. i ricordi si fanno prepotenti. riesco a scacciarli, a fatica. la città è deserta, le attività commerciali sono chiuse. Il 26 ottobre si celebra la festa nazionale austriaca. non lo sapevamo… si sono fatte le quindici e decidiamo di mangiare qualcosa. il locale è sempre quello. wirthaus schöffmann, una antica trattoria nata nel 1568 e chiusa definitivamente qualche anno fa, un luogo fuori dal tempo. un luogo antico che propone pietanze semplici. abbiamo consumato un pranzo leggero all’aperto. un toscano di razza e il ritorno nella città che più detesto. domani il buio ci avvolgerà in anticipo. sarà dura. una piccola spesa, niente cena.
che cosa ho imparato ieri?
ho appreso in modo definitivo che questa è la mia vita. ho imparato che devo accettarla con disperazione. ho percepito in modo definitivo l’assenza di alternative. lavoro e solitudine. scrivo perché questo è l’unico modo rimasto per sentirmi vivo. metto la mia vita in piazza senza vergogna. ho appreso di potere contare su una donna che si entusiasma per il volo di una ghiandaia, per la vista di uno scoiattolo e per avere raccolto un quadrifoglio in un prato. alessia…una donna che non mi ha mai lasciato da solo. una donna dalla pazienza infinita che ha commesso l’errore di divenire mia moglie. ho appreso di potere contare sui miei ricordi sui miei libri e sulla mia musica. ho capito in modo definitivo di non potere contare su altre persone. la depressione allontana le persone. i depressi non sono graditi da una società performante, che aspira a modelli vincenti. ho compreso in modo definitivo che cosa significhi decrescita sociale, rinuncia al prossimo. ho capito in modo definitivo che, pur soffrendo tanto, non desidero più elemosinare rapporti interpersonali con persone reali o virtuali. ho gettato in mare tante bottiglie contenenti lo stesso messaggio. nessuno le ha raccolte. scrivo sul divano di casa ascoltando la mia musica. viaggio con il pensiero ricordando atmosfere che non esistono più, cancellate da una tecnologia sempre più invasiva, da ritmi imposti sempre più frenetici, da tanta ignoranza. il mondo ha perso il desiderio di scattare fotografie vere, da appendere a un muro di casa con un chiodo scelto con cura, per resistere agli anni quale testimonianza di un momento particolare, da guardare con nostalgia nelle serate invernali di pioggia, sorseggiando una tazza di the “tg tips” che scalda le mani e l’anima. viaggio con il pensiero e con il cuore. ritrovo amici cari. rileggo momenti scritti sulle pagine di un libro al quale solo io ho accesso: la parte più intima del mio cuore. la vita deve continuare, alla sua velocità. una velocità che non sono in grado di raggiungere. il mio motore ha perso molti cavalli…
ho fatto la mia scelta. ho scelto di rimanere indietro, accompagnato da una donna meravigliosa e unica e dalla dolcezza struggente dei ricordi. contemporaneità? no, grazie. “non sono mai stato contemporaneo a me stesso”, disse un giorno un caro amico, fuggito dalla terra dei bar e oggi lontano, meschino traditore perso nelle nebbie di avalon e mai più riapparso. vivere di buona musica e di buone letture, ricordando amici e tempi migliori, quando si percepiva il senso del mondo intorno a noi. ho deciso di lottare a modo mio: la contemporaneità cafona è bandita dal bello e dall’eleganza. anche l’attualità, tanto sgradita a peter handke, ora di gran voga e compagno di viaggio da molti anni, resta fuori dalla porta, ospite molesto. nessuno spazio per la politica. amanti del futuro a tutti i costi, dell’innovazione a priori, andare pure avanti! impossessatevi pure del mio posto. osserverò con rispetto il vostro affanno, senza sforzarmi di capire. vi guarderò sfrecciarmi accanto tronfi di baldanza, alla guida delle vostre automobili potenti e volgari, seduto su una vecchia sedia, fumando un sigaro pieno di storia, sorseggiando del buon porto scelto con cura, con una stilografica in tasca e le mani sempre sporche di inchiostro asprey’s colore seppia, tanto amato da bruce chatwin, ricordando i gesti bianchi che non esistono più.
ho affondato la mia barca per vivere da naufrago. non ho acceso nessun fuoco nella speranza di essere ritrovato da un cargo di passaggio su una rotta prossima alla mia.

wirthaus schöffmann, la legnaia

Te lo scrivo e lo ripeto: passare del tempo con te mi farebbe piacere. Quando vuoi 🙂
grazie lorenzo!
Ho ancora il cellulare preso a Villacco, una delle mie poche possedimenti rimasti
fu una bella, giornata fratello mio.