05 ottobre 2024…riflessioni

“chi vive nel nostro tempo raramente sfugge alla nevrosi. per vivere bene non bisogna essere eccessivamente contemporanei.”, ennio flaiano

una persona a me cara, in questo periodo, protegge la propria sensibilità scalando le vette. io proteggerò la mia sensibilità occupandomi di letteratura, di poesia, di saggistica, di musica, di arte. rinuncio definitivamente alla militanza sociale, a un ruolo di cittadinanza attiva. rifiuto di capire quale sia il mio posto sul terreno di gioco di questa partita doppia sballata e complicata che chiamiamo vita. guarderò la scacchiera da lontano. il mio “pezzo” si è rotto da tanto tempo e non intendo intagliarne uno nuovo. osserverò mia moglie curare i suoi fiori tanto amati. farò tesoro dei suoi gesti, semplici e sereni. mi raderò con un rasoio di altri tempi, con una sola lametta, come una volta. accenderò il mio toscano e la mia pipa con la fiamma di un fiammifero. guarderò il mondo con gli occhi del passato. cercherò il passato in ogni mio atto. mi difenderò da un presente che non comprendo e che non desidero comprendere. un presente scortese, intriso di ignoranza. lotterò a modo mio. terrò a distanza la contemporaneità cafona, bandita dalla bellezza e dalla eleganza. l’attualità, tanto sgradita a peter handke, compagno di viaggio da molti anni, resterà fuori dalla porta, ospite molesto. amanti del futuro a tutti i costi, dell’innovazione a priori, andare pure avanti! prendete pure il mio posto. osserverò con rispetto il vostro affanno, il vostro volgare sgomitare, senza compiere lo sforzo di comprendere. vi guarderò sfrecciarmi accanto, tronfi di baldanza, alla guida delle vostre grosse automobili, seduto su una vecchia sedia, fumando un sigaro pieno di storia, sorseggiando un armagnac scelto con cura, con una stilografica in tasca e le mani sempre sporche di inchiostro asprey’s colore seppia, tanto amato da bruce chatwin, ricordando i gesti bianchi che non esistono più. ho affondato la mia barca per vivere da naufrago. non ho acceso nessun fuoco nella speranza di essere ritrovato da un cargo di passaggio su una rotta prossima alla mia. una rota che non conosco più.

giorgio caproni, nel “congedo del viaggiatore cerimonioso”, scrisse:

ora che più forte sento

stridere il freno, vi lascio

davvero, amici. addio.

di questo, sono certo: io

son giunto alla disperazione

calma, senza sgomento.

scendo. buon proseguimento.

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