a te che leggi le righe di “gigiballa”, l’orso incatenato che balla e che un tempo fu padrone della propria vita. “gigiballa”, l’orso incatenato che balla e che un tempo fu padrone della propria vita. dico a te! che non conosci la solitudine, quella vera, quella che ti impedisce di coltivare una sola amicizia che non sia virtuale. che non conosci l’abbandono, il rifiuto sociale, l’essere considerato tossico in un mondo che pretende spensieratezza. che non conosci un abbraccio negato da chi dovrebbe amarti. che non conosci una giornata senza dire una parola. che non ricevi una chiamata o un messaggio non attinente al lavoro per settimane. che non conosci la paura di mischiarti alla gente, di camminare per strada, di salire su una macchina, del traffico, di attraversare una strada. che non conosci la paura di salire su una bicicletta. che non conosci il dolore di non potere più leggere dopo essere stato un avido lettore. che non conosci la fatica del compiere ogni gesto, seppur minimo. che non conosci cosa voglia dire avere sempre freddo e dormire con una coperta anche a trenta gradi con il gelo nelle ossa. che non conosci il terrore di uscire di casa. che non conosci la paura del crepuscolo. che non conosci la paura di uscire la sera. che non conosci il terrore di restare in casa da solo. che non conosci il terrore di condividere un pasto in un locale con chi ti ama. che non conosci la paura di entrare in un negozio. tu! che non conosci l’orrore di un centro di salute mentale. che non conosci le lacrime dei sofferenti. che non conosci il sapore di farmaci che non vorresti mai assumere ma da cui ormai dipendi con vergogna. che non conosci il desiderio di toglierti la vita pur sapendo in quanti lottino per vivere e quante persone amate se ne siano andate. che non conosci un sonno tormentato e un risveglio impietoso. che non conosci la paura di impazzire. che non conosci l’impossibilità di vivere il presente e l’impossibilità di pianificare un futuro. che non conosci cosa significhi vivere nel passato in un mondo che fluisce e muta continuamente. dico a te! potrei continuare per ore a descrivere le mie paure, i miei incubi, l’ansia che mi corrode. non capiresti e, soprattutto, non tenderesti una mano per lenire questo inspiegabile dolore che mi sovrasta. non capiresti cosa significhi realmente vivere in un forte stato di depressione. meglio ignorare. meglio evitare “gigiballa”, l’orso incatenato che balla e che un tempo fu padrone della propria vita.
benvenuti nel mio inferno quotidiano!

